Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

sabato 5 agosto 2017

Comidad: Prove tecniche di privatizzazione delle frontiere / VdE: Il crescente legame fra migrazioni e microcredito / Blondet: Migrazioni di massa ed enti che le “promuovono"

Il microcredito, per chi non lo sapesse, e’ un sistema di credito volto a quelle piccole e piccolissime attivita’ nelle parti piu’ povere del mondo che avrebbero bisogno di una manciata di soldi per aprire o espandersi ma sono troppo piccole per essere cagate anche solo di striscio dalle grandi banche tradizionali. La parola stessa microcredito viene associata sempre a Muhammad Yunus, economista bengalese poi premio Nobel, e alla sua Grameen Bank. Nato per finanziare la donnina indiana o bengalese che voleva, che so, comprarsi una moto per portare i suoi prodotti dei campi di famiglia sino in citta’ per venderli direttamente e senza mediatori, in realta’ come vedremo si e’ metamorfosato spesso e volentieri in ben altro che qualcosa teso alla crescita dei paesi poveri.

Anarchismo.Comidad - PROVE TECNICHE DI PRIVATIZZAZIONE DELLE FRONTIERE 
(...) Il crollo della natalità in Italia coincide quindi con il ventennio degli “avanzi primari”, cioè dei pareggi di bilancio al netto degli interessi sul debito pubblico; un debito che continuava a salire non perché le spese aumentassero, ma perché il PIL crollava. L’immigrazione è effettivamente una risorsa aggiuntiva se l’economia è in espansione. Se invece il PIL è in caduta, gli immigrati vanno invece a far concorrenza sulle fasce salariali più basse, determinando una deflazione salariale, cioè un taglio progressivo del costo del lavoro. Gli immigrati guadagnano troppo poco e perciò non incidono neppure sulla domanda interna. La questione dello “Ius Soli” ha riproposto il copione dello scontro di bandiera tra “buonisti” e “cattivisti”, tra “animabellisti” ed “animabruttisti”, ma in una società come questa il potenziale di effettiva integrazione è proporzionale alla capacità di spesa che, per gli immigrati, rimane infima.
In più gli immigrati rimettono all’estero gran parte del loro salario, alle famiglie di origine e alle agenzie di microcredito che gli hanno prestato il denaro per emigrare. Quindi c’è anche un’incidenza negativa dell’immigrazione sulla bilancia dei pagamenti del Paese ospitante. Suscitata per abbattere il costo del lavoro, oggi l’immigrazione è diventata un business in se stessa, proprio come la precarizzazione, che ormai alimenta soprattutto il business multinazionale delle agenzie di lavoro interinale.
Gli immigrati sono infatti dei super-fruitori di “servizi” finanziari per i poveri, dal microcredito dei “migration loans” alle rimesse. “Rimesse degli emigranti” ha un suono un po’ patetico, ma sta di fatto che il sistema bancario africano ne ha fatto oggetto di alchimie di finanza “innovativa”: le famigerate cartolarizzazioni, che, come è noto, fanno parte della affollata famiglia dei titoli derivati. Ipocritamente le banche africane si chiedono se sia opportuno rinunciare a forze lavorative giovani e dinamiche in cambio dell’attivazione di flussi di capitali, ma la scelta è stata già fatta e va nel senso della ulteriore finanziarizzazione dell’economia e dei rapporti sociali a livello mondiale.

Vari studi scientifici infatti hanno già posto in evidenza il legame tra accesso al microcredito e propensione all’emigrazione, ciò non solo in Africa ma anche in Paesi asiatici come la Cambogia. Chi si indebita tende ad emigrare; o meglio, non ha altra opzione se vuole sperare di ripagare il debito, anche se ciò non lo salva dalla spirale delle insolvenze. Poco male, visto che anche le insolvenze possono essere “cartolarizzate”.

Altrove si parla di microcredito volto proprio all’immigrazione: ti indebiti per qualche migliaio di euro e il tuo progetto imprenditoriale e’ proprio quello di migrare alla sperindio e nei sistemi di welfare europei piuttosto che americani*(in Giappone o in Cina o in Arabia Saudita mi sa che col cazzo che emigri a sbaffo come nei paesi occidentali, giusto per far notare a chi non ci avesse fatto caso che si parla sempre di razzismo dei bianchi ... quando le sole societa’ multietniche se ci fai caso sono quasi sempre ed esclusivamente quelle occidentali. Lol)

L’intreccio tra microcredito ed emigrazione è uno di quei segreti di Pulcinella su cui tutti i media rigorosamente tacciono, dato che non si devono disturbare certi interessi finanziari legati alla mobilità internazionale dei capitali. In questo “segreto” ci sarebbe inoltre una semplice soluzione per limitare i flussi migratori ed indurre senza traumi gli immigrati a tornare a casa propria: basterebbe infatti ai governi comprare i debiti dei migranti in modo da liberarli dal vincolo e dal ricatto. Sarebbe una soluzione molto meno costosa di quelle attuate adesso e andrebbe accompagnata da sanzioni diplomatiche nei confronti delle innumerevoli ONG coinvolte nel business del microcredito ai migranti. Certo che sarebbe una bella batosta per il business nostrano della pelosa “accoglienza”. 
C’è ovviamente anche il business del traffico dei migranti, ma questo è ancora niente. Il fondatore dell’agenzia di “contractors” Blackwater, Erik Prince, ha venduto la sua vecchia creatura ed ha fondato una nuova società per azioni con sede alla Borsa di Hong Kong, il Frontier Services Group. Prince è noto anche per essere uno dei finanziatori della campagna elettorale di CialTrump e per avere una sorella nell’attuale amministrazione USA. Prince nel gennaio scorso ha rilasciato un’intervista alla CNN in cui offriva ai governi la sua partnership per gestire l’emergenza migranti alle frontiere libiche.

(questa non l’ho capita, CIA / (barra) Trump? Ma mi pare che sia abbastanza sotto gli occhi di tutti che Trump e’ stato ostacolato in tutti i modi anche dai repubblicani e dal deep state e lo scontro con la CIA ha fatto titoli sui giornali da quando e’ stato “malauguratamente” eletto. Mah. Er)


Tutte le informazioni si possono ricavare da fonti dirette del Frontier Services Group, che offre i suoi servizi di tutela delle frontiere e di trasporti ai governi, all’ONU e, guarda caso, anche alle ONG. Insomma, Prince è uno specialista nell’interpretare tutte le parti in commedia.
Il Frontier Services Group ci fa sapere infatti che ha una sua base logistica a Malta, dal cui porto salpa la maggior parte delle navi ONG che effettuano “salvataggi” di migranti in mare. Ecco che le frontiere diventano un business. Ovviamente un business da privatizzare al più presto.
E cioe’ lasciarlo in mano a ONG e trafficanti, come se non esistessero piu’ ne leggi, ne nazioni ne corpi di polizia e di dogana. Se ci pensi un altro tassello del sogno bagnato dei globalizzatori e della loro idea di mondo.

*Vedere quest’altro post: 


Voci dall’Estero - Il crescente legame tra migrazioni e microcredito
In anni recenti una pletora di ricerche ha cercato di documentare gli impatti sulla riduzione della povertà del microcredito (il prestito di piccole somme di denaro a tassi agevolati a famiglie povere, per lo sviluppo di microimprese sostenibili a livello locale). Molto meno conosciuti sono gli studi, come quello che qui traduciamo, che evidenziano un’altra realtà: il microcredito, in un’incredibile eterogenesi dei fini, in anni recenti sta incrementando l’emigrazione dai paesi in via di sviluppo verso quelli ricchi. Fornisce infatti accesso al credito alle famiglie che prima non lo avevano e che lo usano per coprire i costi dell’emigrazione nell’aspettativa di future, preziose rimesse dai propri familiari nei paesi di destinazione. Indebitarsi per l’emigrazione è una strategia sviluppata dalle stesse famiglie, per ottenere accesso a nuovo credito e mitigare i rischi di insuccesso dell’impresa locale o mantenere costanti le possibilità di investimento e consumo. Gli istituti di microfinanza sono stati cooptati in questa strategia e iniziano a supportarla per espandere i propri servizi finanziari, in alcuni casi aiutati da programmi governativi che vedono nelle rimesse un mezzo alternativo o complementare agli investimenti diretti esteri per lo sviluppo del proprio paese. Tutti questi fattori creano una forte pressione verso l’emigrazione, rendendo raramente possibile ciò che molti emigranti (e gli istituti di microcredito con loro) affermano di volere: la possibilità di guadagnarsi da vivere a casa propria.
leggi tutto QUI

Come dico e ridico da anni ormai, queste migrazioni a cui assistiamo non sono, nella stragrande parte, “fughe dalla guerra e dalla fame” , e i “profughi” (anche ora che il governo, temendo una debacle pesantissima del PD alle prossime elezioni, ha cambiato totalmente toni sull’immigrazione, ancora i TG insistono a chiamarli sempre profughi) non sono piu’ profughi di un operaio italiano licenziato o di un giovane italiano disoccupato. La qual cosa dovrebbe essere abbastanza facilmente intuibile anche dall’anima candida e progressista piu’ tonta: se scappi da una guerra o da una carestia devastante non lasci la a crepare madre e padre, moglie fratelli e figli, si scappa tutti assieme. 


Vi ho mostrato un articolo di area anarchica, uno tutto sommato di sinistra, eccone un altro, interessante assi anche questo direi, di destra:

Articolo di un pajo di anni fa di Maurizio Blondet. Nel caso ve lo foste perso.


Blondet & Friends - Migrazioni di massa e l’ente che le “promuove”
Qualche giorno fa’ ho segnalato come le masse di clandistini imbarcati dalla Libia non solo sono quasi tutti negri sub-sahariani (che Rai 3 continua a chiamare “siriani in fuga dalla guerra”); ma che alcuni di questi hanno raccontato all’inviato di Le Monde di essere stati presi per le strade libiche. Domanda: ci sono organizzazioni in Libia che fanno incetta di negri per spedirceli? 
Il dubbio è venuto anche all’ottimo sito elvetico Les Observateurs. Che indica un possibile sospetto.  
Les Observateurs.ch - La migration est-elle vraiment le fait de désespérés ?
“Se credete ancora che la migrazione sia fatta di disperati – esordisce – ricredetevi. E’ un’azione voluta e organizzata, fra gli altri, da « L’organisation internationale pour les migrations » ...”. 
E’ questa una organizzazione intergovernativa che pare collegata alle Nazioni Unite. Andatene a vedere il sito, ed apprenderete cose interessati. 
Direttore generale dell’Organizzazione è un tal ambasciatore americano William Lacy Swing, che ha una carriera di diplomattico in paesi come la Nigeria. Costui è stato continuamente confermato e riconfermato a quella carica: è sulla poltrona dal 2008, e ci resterà fino al 2017 almeno (se non smetteranno di riconfermarlo). Manovra un budget di 1 miliardo e 675 milioni di dollari, ha 8400 dipendenti presenti in oltre 100 paesi; il quartier generale è a Ginevra. Strano che di un simile titano, io non avessi mai sentito parlare, nè incontrato nelle aree di crisi che ho coperto qualcuno dei suoi agenti riconoscibili. Fra le cose che IOM fa’ è “organizzare elezioni per i rifugiati fuori dalla loro patria, per esempio in Afghanistan nel 2004 e le elezioni in Irak nel 2005” . 
Quindi: ad occhio e croce è una delle benefiche entità global-americane per l’espansione della demokràtia nei paesi dopo gli USA li hanno devastati (pardon, volevo dire: aperti alla civiltà occidentale). 
Lo IOM dichiara la sua missione senza giri di parole: “E’ impegnato al principio che una migrazione umana e ordinata fà bene ai migranti e alle società”. 
“In un’epoca di mobilità umana senza precedenti – ci istruisce – si constata che è particolarmente urgente far comprendere appieno i legami che esistono tra la migrazione e lo sviluppo, prendere misure pratiche perché la migrazione serva di più gli interessi dello sviluppo, ed elaborare soluzioni durevoli alle situazionbi migratorie che sollevano difficoltà. In questo campo, la filosofoia dello OIM è che le migrazioni internazionali, se gestite correttamente, contribuiscono alla crescita e alla prosperità dei paesi d’irigine e di destinazione, e profittano agli immigrati stessi”.

In base a questa bellissima convinzione che le migrazioni in carrette del mare “fanno bene alle società” dove arrivano, lo IOM si occupa, a quanto dichiara, di: 
- Assistere i paesi ad essere pari alle crescenti sfide della gestione delle migrazioni.
- Far progredire la comprensione delle questioni dell’immigrazione.
- Incoraggiare lo sviluppo economico e sociale attraverso l’immigrazione
- Sostenere la dignità umana e il benessere dei migranti. 
Non so, ma ho l’impressione che questa descrizione dei compiti dei missionari si possa tradurre con la parola promozione. 
Lo IOM “promuove” le emigrazioni di massa. Perché ha fede che queste facciano bene all’economia delle società che li ricevono, o ovviamente a quella globale. E’ una tesi tipica del mondialismo dei poteri forti.

.. tesi tipica e, direi, aprioristica, tipo assioma o verita’ rivelata. Continua QUI

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